Dieta povera di aminoacidi

22/12/2017Dieta povera di aminoacidi

Un’epidemia mondiale di diabete e obesità ha portato molte persone a cercare di perdere peso mettendosi a dieta, ma diete a ridotte calorie sono notoriamente difficili da mantenere. Una nuova ricerca pubblicata nel Journal of Physiology indica che un ridotto consumo di specifici amminoacidi potrebbe combattere i problemi metabolici che si verificano in diabete e obesità.

In uno studio sui topi, i ricercatori dell’University of Wisconsin-Madison hanno scoperto che la riduzione del consumo di particolari tipi di amminoacidi chiamati amminoacidi a catena ramificata (BCAA) ha migliorato la salute metabolica, anche senza riduzioni di calorie generali. Lo studio ha scoperto che nutrire topi obesi e diabetici con una dieta specifica a basso contenuto degli amminoacidi leucina, isoleucina e valina favoriva la magrezza e migliorava la regolazione degli zuccheri nel sangue.

I ricercatori hanno misurato il peso, la composizione del corpo, il metabolismo del glucosio e il dispendio di energia dei topi. I topi erano liberi di seguire questo tipo di alimentazione mangiando quanto volevano, senza subire una riduzione delle calorie. Se questi risultati possono essere trasferiti agli umani, è possibile che queste diete, o dei farmaci che ne riproducano gli effetti, siano più facili da seguire per le persone e più efficaci delle diete tradizionali sulle calorie.

Il team di ricercatori spera che un approccio dietetico povero di BCAA possa essere un modo efficace di trattare o prevenire la sindrome metabolica, un gruppo di condizioni che include: alta pressione sanguigna, elevati zuccheri del sangue, livelli anormali di colesterolo ed eccesso di grasso addominale che insieme aumentano il rischio di diabete, malattie cardiache e ictus.

I ricercatori cercheranno di scoprire se ridurre gli amminoacidi a catena ramificata può migliorare la salute metabolica degli umani e come la composizione specifica degli amminoacidi delle proteine alimentari regola la salute metabolica. Questo potrebbe aiutare a spiegare l’ampia differenza osservata tra le persone in risposta a diverse diete dimagranti.

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